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Parigi, 30 settembre 2016 – E finalmente è arrivato il gran giorno del défilé di Dior firmato da Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa da nemmeno due mesi e prima donna (e poi italiana) ad essere nominata alla guida di una delle più prestigiose maison di moda del mondo, dopo infiniti rumors sulla possibile rottura del connubio creativo (durato 26 anni, da Fendi a Valentino) col collega ed amico Pierpaolo Piccioli ora direttore creativo unico di Valentino.

Ed ecco Pierpaolo in prima fila insieme a Pierre Cardin, che ha tagliato nel 1947 la mitica giacca Bar del New Look di Christian Dior che ora Chiuri ha alleggerito e reso contemporanea con due belle tasche oblique, Marion Cotillard, Rihanna, Natalie Portman, Marisa Berenson, Alber Elbaz entusiasta “per la prima donna in questa maison”.

US singer Rihanna poses before the Christian Dior 2017 Spring/Summer ready-to-wear collection fashion show, on September 30, 2016 in Paris. / AFP PHOTO / PATRICK KOVARIK

Patriottica Carla Bruni: “Maria Grazia con questo incarico è diventata una gloria nazionale!”. Seduta in prima fila e felicissima Bebe Vio invitata personalmente da Maria Grazia insieme alle schermitrici come lei olimpioniche Arianna Errigo e Rossella Fiamingo. Invito non casuale visto che la collezione Dior per l’estate 2017 ha per tema il mondo della scherma con la sua impeccabile e nobile eleganza, esaltata in moderni giustacuori di cotone trapuntato ricamati di api e teneri cuoricini. “Voglio raccontare le donne di oggi _ dice il direttore creativo _ accompagnandole nelle loro trasformazioni. Ed ho scelto la scherma perchè qui si superano molte categorie stereotipiche; nella scherma c’è equilibrio tra pensiero ed azione, tra cuore e mente. L’uniforme delle schermitrici è protettiva ed elegantissima”: Chiuri confessa anche di essersi ispirata al “L’Innocente” di Luchino Visconti.

Lei è sfinita dopo 5 settimane alla guida di Dior non ha ancora fatto il giro completo dei quattro atelier, due per il pret-à-porter e due per l’alta moda più quello solo per i cappelli e non ha preso possesso del suo ufficio. “Sono più stanca che emozionata”, dice Maria Grazia Chiuri con un tailleur nero con la sua nuova giacca Bar dopo il mare di applausi nel gran finale del défilé sotto l’immenso tendone nel giardino del Museo Rodin. “Qui Monsieur Dior quando faceva il gallerista ha abitato”, dice Chiuri “ma non mi sono voluta ispirare solo a lui che in fondo è stato alla guida della maison dieci anni, piuttosto a tutte le grandi personalità che hanno lasciato il segno, da Marc Bohan a Yves Saint Laurent a John Galliano che ha segnato l’immaginario della mia generazione”.

Impegnata ancora a conoscere bene quella che chiama la Diorland di Avenue Montaigne (sede del brand fin dalla fondazione nel 1946) Maria Grazia ha però le idee molto chiare sul progetto creativo che vuole portare avanti e che si sta subito delineando fin da questo défilé, il primo. “Questo marchio è troppo chiuso, poco aperto e declinabile. Le donne non sono sempre uguali e coi vestiti esprimono come si sentono la mattina e la sera. Per questo la collezione è articolata fatta di tanti pezzi, coi segni di Dior che sono i tarocchi ricamati splendidamente su abiti da sera di tulle leggerissimi e pudicamente trasparenti, i charms scaramantici, l’ape dorata, il numero 8 come simbolo dell’infinito, poi l’abito Roma del 1956 che Chiuri ha reso modernissimo accorciandolo fino a farne un miniabito un po’ minimal, il plissè fittissimo nella gonna rossa coi byker in tinta, i cappelli di Stephen Jones anche questi ispirati alla scherma e molto ironici, gli stivali d’argento stringati e bassi, le borse bellissime che spaziano da quelle col logo CD di tela imprimè a delle piccolissime tracolle che sembrano quelle delle divise dei carabinieri.

Il nuovo e biondissimo direttore creativo è felice anche perché al défilé ha partecipato la scrittrice Chimamanda Ngozi Adichie, autrice di “Weshold all be feminists”, frase che a tinte Pop compare sulle t-shirt della collezione. “Sì io sono femminista, mia madre lo è stata negli anni Settanta e la ricordo ancora molto impegnata _ conclude Chiuri _ Non diamo per scontato i valori di uguaglianza che, finora noi donne abbiamo campato di rendita. Bisogna tornare a parlare di libertà che equivale secondo me a parlare di pari opportunità”.