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“Cos’è il nuovo oggi? Forse viene fuori anche da cose che si conoscono già:

allora guardando sempre all’oggi e al futuro proviamo a mettere insieme cose all’apparenza opposte come lo stile vittoriano e il colore della scuola di design e architettura Memphis. E vediamo come il tempo trasforma e libera la moda”, dice Pierpaolo Piccioli, poetico direttore creativo di Valentino alla prova del pret-à-porter per il prossimo inverno nei saloni dorati e lussuosi dellHotel Salomon de Rothschild, dopo gli applausi e gli abbracci di amici, stampa e buyers internazionali.

Dopo la sublime prova dell’Haute Couture di gennaio ecco la sferzata di una femminilità pura e vibrante con il trench tutto ricamato di jais neri coi motivi vittoriani che si porta anche coi sandali bassi a listini di visone o per contrasto con stivali-anfibi intrecciati e “nudi” sopra al tallone per lasciare una traccia sexy di sé, appena appena però.

Perché in tutta la collezione c’è un grande senso di pulizia e di pudore, non ci sono inutili ostentazioni del corpo delle donne, preferendo abiti a trapezio di plissè o a campana che fanno venire in mente una farfalla, lunghi di velluto rosa ciclamino con ticami neri bellissimi, cappotti splendidi in colori acidi, dal verde al giallo, tagliati in tre pezzi perfetti e anche con applicazioni a rilievo di fiori.

“L’età vittoriana è un’età romantica – continua Pierpaolo Piccioli – e oggi che il romanticismo è legato alla personalità mi è piaciuto molto sfidare il tempo e l’ovvio declinando idee e facendole dialogare con gli anni Ottanta del Novecento e coi colori della cerchia di Ettore Sottsass: un confronto stimolante, che si contamina. E per vedere tutto con gli occhi nuovi ho dimostrato che l’epoca vittoriana non è solo nera!”.

Molto belli anche i gioielli della collezione di Valentino creati da Alessandro Gaggio con un chiaro riferimento alle Madonne di Piero Della Francesca: collane di coralli rossi, chiuse da un piccolo fiocco di seta, anch’esso rosso, su delicati pendenti.

Interessante il gioco dei fiori sui tessuti che Piccioli ha chiesto di disegnare per la maison ad un’artista come Nathalie Du Pasquier. Strepitoso il cappotto di panno di cachemere col collo dritto e tutto un’applicazione di numeri, di mani, di segni grafici coloratissimi, come pure indimenticabile la pelliccia di capra marrone tutta stropicciata ad arte. Neri però sono gli abiti più seducenti che si rincorrono in onde di mini ruches e si tempestano di perline di corallo rosso sul feltro intarsiato. Molto applaudito il cappotto di pizzo macramè di pelle, abbinato alla gonna sempre di pizzo di nappa e alla più candida e più classica delle camicie di seta bianca