Fashion Business – By Eva http://byeva.quotidiano.net Moda Sfilate Tendenze by Eva Desiderio Fri, 26 May 2017 07:31:49 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.4 Carlo Pignatelli, sfila l’alta moda degli abiti da sposa http://byeva.quotidiano.net/carlo-pignatelli-sfila-lalta-moda-degli-abiti-da-sposa/ http://byeva.quotidiano.net/carlo-pignatelli-sfila-lalta-moda-degli-abiti-da-sposa/#respond Sun, 21 May 2017 07:58:15 +0000 http://byeva.quotidiano.net/?p=2137 Lo stilista presenta la collezione 2018. Elaborati ricami e piume di tulle e pavone per lei, nunaces metalliche e rosso per lui Boccascena di fiori opulenti e romantici per la sfilata della collezione sposa e sposo di Carlo Pignatelli per il 2018, ieri sera alla Fabbrica del Vapore a Milano in un ambiente industriale postmoderno […]

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Lo stilista presenta la collezione 2018. Elaborati ricami e piume di tulle e pavone per lei, nunaces metalliche e rosso per lui

Boccascena di fiori opulenti e romantici per la sfilata della collezione sposa e sposo di Carlo Pignatelli per il 2018, ieri sera alla Fabbrica del Vapore a Milano in un ambiente industriale postmoderno austero e minimal trasformato dallo stilista che da sempre ha scelto Torino come sua città ideale in uno scrigno di bellezza per il giorno del sì. Mai tanto attuali le nozze e le cerimonie prima e dopo il fatidico matrimonio come ora dopo la festa mondanissima più attesa quella di Pippa Middleton, sempre ieri, con fasto di invitati come la sorella della sposa Kate, duchessa di Cambridge, e i trionfi di delicate rose inglesi.

Niente di meglio per l’inno all’eleganza nuziale di Carlo Pignatelli che si è ispirato a nozze celebri celebrate da Ascot a Wimbledon, con tanto di fascino delle regate sul Tamigi, quando la Cerimonia non era solo sinonimo di momento speciale, ma il vero e proprio rito sociale del “bel vestire” in ogni occasione dell’anno. Osa lo stilista famoso per vestire in modo superchic col colore specie al maschile con nuance vive, cariche di stupore. Molti gli applausi ammirati alla fine del defilè. In prima fila un grande amico come Cristiano Malgioglio e la direttrice di ‘Elle’ Danda Santini che, venerdì sera, ha premiato Pignatell come miglior stilista per le linee Bridal. Bello lo spettacolo, tante le emozioni del defilè.

Dall’hunting al riding, dal tennis al tè delle cinque, sino alle soirée a teatro, gli appuntamenti irrinunciabili per dame e signori rivivono in dettagli, decorazioni e silhouette di abiti da sogno. E per lo sposo non mancano nemmeno le medaglie sul petto e la fascia di seta da divisa da parata.

Per la sposa, nel nome della leggerezza e del rigore, le forme sono essenziali ma esaltate da dettagli ricercati d’Atelier: strascichi importanti, minuziosi decori, elaborati ricami “da parata”, filets e originali piume di tulle e di pavone. Le lavorazioni Couture si sposano con il rigore sartoriale all’insegna del by hand.

I tessuti maschili si contraddistinguono per le loro fibre preziose, in seta e lana, in raso, twill e jacquard: uno su tutti attraverso dettagli di scorci e paesaggi, denomina il nuovo ‘Smoking Torino, esclusiva della Collezione. Focus sul nuovo frac con dettagli divisa e sulle redingotes che slanciano la figura.

Tulle per le donne in ogni possibile declinazione: lavorato a velo nasconde intrecci di pietre preziose in un effetto traslucido, facendo percepire il ricamo della gonna in un vedo non vedo sensuale e sofisticato. E poi ancora organze craquants finemente lavorate, jacquard, satin mano daino, georgette intrecciate a gessature lurex. Tutto melangiato con pizzi chantilly, rebrodè, ricami in filo e pietre. Lavorazioni certosine eseguite in sartoria rendono ogni abito un’opera d’arte, a garanzia dell’originalità di ogni pezzo che rende unico colui e colei che lo indossano. I colori sono sussurrati: ivoire, peau d’ange, mauve e tiffany la cui delicatezza di toni sembra tessuta con i materiali.

Le nuances maschili si declinano in pastelli polvere ed acquamarina, alternati ai metallici platino e oro rosè, rosso “fox hunting”, blu ink. Impeccabili black and white per la sera.

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Fanga Shoes, lusso made in Italy. A Bologna apre l’Atelier http://byeva.quotidiano.net/fanga-shoes-lusso-made-italy-bologna-apre-latelier/ http://byeva.quotidiano.net/fanga-shoes-lusso-made-italy-bologna-apre-latelier/#respond Sat, 20 May 2017 10:30:47 +0000 http://byeva.quotidiano.net/?p=2131 Lorenzo Fusina e Bruno Riffeser Monti: “Il grande sogno è il primo negozio a Milano”. A Pitti Uomo otto modelli speciali Lo showroom di Fanga, marchio del lusso delle calzature fatte completamente a mano fondato poco più di un anno fa dai giovani imprenditori Lorenzo Fusina, 26 anni, e Bruno Riffeser Monti, 25 anni, c’è già. […]

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Lorenzo Fusina e Bruno Riffeser Monti: “Il grande sogno è il primo negozio a Milano”. A Pitti Uomo otto modelli speciali

Lo showroom di Fanga, marchio del lusso delle calzature fatte completamente a mano fondato poco più di un anno fa dai giovani imprenditori Lorenzo Fusina, 26 anni, e Bruno Riffeser Monti, 25 anni, c’è già. E non può che essere a Bologna perchè il nome del brand deriva direttamente dal modo antico e dialettale di identificare la scarpa che si usa in città. Presto però ci sarà anche l’Atelier Fanga, sempre nel segno del rispetto e dell’amore per le radici, per la tradizione che si fa formula di arte e business contemporanea, per la voglia di esaltare al massimo il ‘Fatto in italia’ con i riti artigiani di Maestri che preservano e tramandano la cultura manifatturiera, ormai perduta.

“Sì, l’obiettivo è di aprire l’Atelier Fanga sempre a Bologna, tra pochi mesi – raccontano Lorenzo e Bruno pieni di entusiasmo per questa sfida che rimette l’uomo e il suo lavoro al centro del dibattito sul fashion internazionale, bandendo il lusso gridato e seriale per preferire prodotti unici, capolavori personalizzati, esecuzione perfetta e rara – e poi il grande sogno è quello di aprire il nostro primo negozio a Milano nel 2019, perché la città è la capitale mondiale della moda”.

In attesa di tante belle novità si sta lavorando in questi giorni alla collezione di otto modelli, superspeciali, da presentare al Pitti Uomo che si apre a Firenze il 13 giugno. “Pitti Uomo ci ha portato fortuna e ci ha lanciati nell’edizione di giugno 2016 e torneremo anche per questa 92° edizione sempre con il nostro Pop Up al Piano Attico del salone che resta una piattaforma espositiva di eccellenza e di assoluta internazionalità”.

I due giovani imprenditori hanno girato l’Italia in cerca degli ultimi Maestri della calzatura cucita tutta a mano e ora hanno trovato i loro laboratori specializzati nel Veneto. “Ci preme preservare talenti e tradizioni, saperi e cultura – dicono Lorenzo Fusina e Bruno Riffeser Monti – e per questo stiamo lavorando ad un importante progetto col Politecnico Calzaturiero di Stra per avviare un corso per gli studenti che li prepari non solo a conoscere ma anche a realizzare le scarpe, alla maniera dell’alto artigianato. Tramandare certe lavorazioni che stanno sparendo è una delle nostre mission, Così come si viene in Italia a visitare gli stabilimenti Ferrari, Ducati o Lamborghini sogniamo che si possa venire anche per visitare antiche botteghe e atelier come quello che vogliamo aprire a Bologna”.

Insomma, un progetto che coltiva il lusso della memoria e l’eccellenza del prodotto che da più parti è considerata la pietra miliare dell’eleganza del futuro. Un ritorno ad un oggetto, in questo caso da calzare, che va desiderato e atteso magari, come nel caso di un paio di Fanga, per due o tre mesi di lavorazione, tra misura del piede e scelta dei pellami, modelli esclusivi e personalizzazione del tacco con decori d’oro che possono riportare le proprie iniziali, una frase del cuore, un simbolo che identifichi l’appartenenza ad una cerchia di amici, un piccolo coccoloso portafortuna.

“Dal debutto a Pitti Uomo un anno fa c’è stato subito grande interesse per Fanga – spiega Bruno Riffeser Monti – abbiamo avuto ottimi contatti e visite di buyers importanti. Poi siamo andati ad Abu Dhabi, a Dubai e a Londra per far toccare con mano materiali d’eccellenza come razza o alligatore e lavorazioni certosine come quelle per la tecnica di cucitura più stimata, la Goodyear, e ora nella presentazione per il prossimo Pitti Uomo la costruzione progettuale ‘Bologna’ , a sacchetto, per garantire comfort e flessibilità in  scarpe che nei nostri nuovi modelli sono ancora più moderne e contemporanee”.

Per queste calzature-capolavoro il cliente potrà seguire passo passo disegno e lavorazione. “A settembre saremo in vendita da L’Eclaireur a Parigi, e lo siamo già a Bologna da L’Inde Le Palais – spiega Lorenzo Fusina – poi a Dubai e Los Angeles, con contatti già ben avviati che stringeremo definitivamente proprio a Pitti Uomo. Vogliamo posizionarci in boutique di primo livello che possano trasmettere l’anima delle nostre Fanga.

Per la prossima estate 2018 i colori della palette saranno oltre ai classici cuoio, nero e ambra le note più accese di rosso bordeaux, navy, blue notte, verde bottiglia”. Insomma, un’esperienza molto personale e intima, con la gioia di avere un oggetto di moda unico e inimitabile, che si può ordinare su misura scegliendo pellami, colori e modelli, per un prezzo che va dai 1.300 fino ai 10.000 euro e ricevere con packaging speciale entro 3 mesi. Con due mesi di attesa si realizza invece la scarpa che poi sarà in vendita nelle boutique, al prezzo che va dai 750 ai 1.300 euro. ([email protected])

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Chiara Boni aprirà una boutique a Los Angeles http://byeva.quotidiano.net/chiara-boni-aprira-boutique-los-angeles/ http://byeva.quotidiano.net/chiara-boni-aprira-boutique-los-angeles/#respond Sat, 20 May 2017 10:20:10 +0000 http://byeva.quotidiano.net/?p=2127 Apertura a fine agosto a Melrose Place Sempre più in alto il brand Chiara Boni ‘La Petite Robe’ che sfila a New York per la fashion week al femminile due volte l’anno e che piace tanto, in particolare alle donne americane. Prosegue infatti la politica di espansione del brand che ora annuncia con gioia e soddisfazione l’apertura […]

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Apertura a fine agosto a Melrose Place

Sempre più in alto il brand Chiara Boni ‘La Petite Robe’ che sfila a New York per la fashion week al femminile due volte l’anno e che piace tanto, in particolare alle donne americane. Prosegue infatti la politica di espansione del brand che ora annuncia con gioia e soddisfazione l’apertura del suo terzo punto vendita monomarca: dopo l’esordio italiano delle due boutique di Milano e Roma, aperte a distanza di un anno l’una dall’altra,ora si punta all’espansione all’estero con l’apertura di una terza nuova boutique a Los Angeles.Chiara Boni

Da sempre gli Stati Uniti sono il primo mercato in termini di fatturato per la Maison della stilista fiorentina che con le sue collezioni iperfemminili, i suoi sensuali abiti da sera e i suoi jumpsuit ha conquistato il pubblico americano. Merito della creatività di Chiara Boni e della scelta intelligente di usare un unico tipo di tessuto declinato in vari colori e ad altissime performance di comfort e sensualità. Non poteva quindi mancare un monomarca proprio nella città dove la collezione è tra le più amate da tutte quelle donne, celebrities e non, che desiderano sentirsi sempre sensuali ed attraenti.  La Boutique aprirà a fine agosto in Melrose Place.

“Sono veramente felice di poter annunciare questa nuova apertura”, dice Maurizio Germanetti, amministratore delegato dell’azienda. A distanza di 2 anni dal primo monomarca ci siamo resi conto con Chiara che la boutique è per noi un grande punto di forza; ci offre la possibilità di esprimere al meglio lo spirito delle nostre collezioni. È stato quindi abbastanza naturale guardare fuori dai nostri confini e lo abbiamo fatto in un mercato, come quello americano, che ci sta dando sempre maggior soddisfazioni. La scelta è ricaduta naturalmente su Los Angeles. L’allure e la mondanità della California sono vincenti per una collezione che come la nostra riesce a vestire una donna in tutti i momenti della sua giornata, dalla mattina alla sera, red carpet inclusi”, conclude Germanetti. Poi tra pochi mesi arriverà la quarta boutique, a New York.

“Ho rilanciato il mio marchio nel 2007 _ racconta Chiara Boni _ e posso dire che da allora la crescita è stata costante ed entusiasmante. Abbiamo chiuso il 2016 a 18 milioni di euro di fatturato, con un +53% rispetto al 2015 e contiamo di realizzare nel 2017 un +30%”.a sua prima boutique monomarca a Milano, seguita a novembre 2016 da un’altra apertura a Roma.

 

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Ermanno Scervino ‘Brand Ambassador’ dell’Istituto Marangoni http://byeva.quotidiano.net/ermanno-scervino-brand-ambassador-dellistituto-marangoni/ http://byeva.quotidiano.net/ermanno-scervino-brand-ambassador-dellistituto-marangoni/#respond Sat, 20 May 2017 08:15:22 +0000 http://byeva.quotidiano.net/?p=2124 Lo stilista dell’azienda che ha sede nel comune di Bagno a Ripoli si mette così a disposizione dei talenti del futuro Importante nomina per l’Istituto Marangoni The Schoolor Fashion and Art con sede da oltre ottant’anni a Milano, in altre città del mondo, e da un po’ di mesi anche a Firenze in via Tornabuoni: la […]

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Lo stilista dell’azienda che ha sede nel comune di Bagno a Ripoli si mette così a disposizione dei talenti del futuro

Importante nomina per l’Istituto Marangoni The Schoolor Fashion and Art con sede da oltre ottant’anni a Milano, in altre città del mondo, e da un po’ di mesi anche a Firenze in via Tornabuoni: la scuola di moda ha l’onore di avere lo stilista Ermanno Scervino come suo Brand Ambassador. 

La news è di questi giorni e proprio ieri il creativo che ha fondato il brand nel 2000 con Toni Scervino, amministratore unico dell’azienda che ha sede nel comune di Bagno a Ripoli a alle porte di Firenze, ha partecipato a Milano ad un seminario durante il quale ha raccontato le sue esperienze e la visione contemporanea del fashion.

Per la sua importanza come stilista pieno di genialità e di esperienza e per l’onore che fa alla scuola promuovendo d’ora in poi seminari per gli studenti, Scervino riceverà una premio speciale da parte di Istituto Marangoni durante le giornate del prossimo Pitti Uomo, dal 13 giugno in Fortezza da Basso a Firenze. Uno dei nomi più presdtigiosi del made in Italy, purissimo e ad alto contenuto di sartorialità ed alto artigianato, mette così a disposizione dei talenti del futuro le sue conoscenze ed esperienze.

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Max Mara inventa Wool Denim, il jeans di lana merino http://byeva.quotidiano.net/max-mara-inventa-wool-denim-jeans-lana-merino/ http://byeva.quotidiano.net/max-mara-inventa-wool-denim-jeans-lana-merino/#respond Fri, 19 May 2017 10:09:22 +0000 http://byeva.quotidiano.net/?p=2121 Dall’Australia il tessuto leggero e morbidissimo, confortevole sia per l’inverno che per l’estate. Per donne che devono essere impeccabili da mattina a sera MAX MARA E THE WOOLMARK COMPANY hanno messo insieme il loro prestigio, la loro serietà e la passione comune per l’alta qualità tessile per un progetto che celebra la lana merino, la meraviglia naturale, […]

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Dall’Australia il tessuto leggero e morbidissimo, confortevole sia per l’inverno che per l’estate. Per donne che devono essere impeccabili da mattina a sera

MAX MARA E THE WOOLMARK COMPANY hanno messo insieme il loro prestigio, la loro serietà e la passione comune per l’alta qualità tessile per un progetto che celebra la lana merino, la meraviglia naturale, biodegradabile e rinnovabile che in questi anni sta vivendo momenti di gloria perché i consumatori stanno ricercando di nuovo con forza e convinzione questi valori, dopo anni e anni di ubriacatura per le fibre sintetiche: ora le pecore astraliane, che sono 70 milioni, si stanno prendendo una grande rivincita perché grazie al sole, all’erba e all’aria di quel grande continente producono la migliore lana del mondo.

Quella fibra, nobilissima quanto antica, è alla base dell’idea vincente di Max Mara di creare una collezione ad hoc, presentata martedì scorso a Milano nel grande negozio di Corso Vittorio Emanuele. In questi giorni viene mostrata negli store del brand a Londra, Mosca, Pechino, Sydney da Laura Lusuardi, fashion director di immensa esperienza di molte linee del gruppo della famiglia Maramotti che da Reggio Emilia ha conquistato il mondo del fashion e del lusso. La accompagna in questo tour Fabrizio Servente, global strategy advisor di Woolmark, che recentemente ha organizzato insieme a Pitti Immagine a Firenze, alla Sala Bianca di Palazzo Pitti, la presentazione della grande interpretazione industriale italiana della lana merino australiana davanti al Principe Carlo d’Inghilterra.

Protagonista della linea – che si chiama Wool Denim – è proprio il mitico tessuto jeans, ma stavolta in purissima lana, leggera e morbidissima, pratica e confortevole sia per l’inverno che per l’estate. Un tessuto di ricerca che ammalia. È stato usato per una capsule di cinque capi per la collezione Max Mara autunno-inverno 2017 a cui saranno dedicate le vetrine degli store nel mondo (oggi i punti vendita sono 2.668 in oltre 100 Paesi). Puro denim in vera lana al 100 per cento tinto con ricette ecologiche a imitare l’indaco della Tela di Genova che ha fatto la storia dell’abbigliamento, capace di coniugare la grinta del jeans con la preziosa morbidezza della fibra naturale.

“Oggi le donne viaggiano e lavorano e devono sempre essere impeccabili dalla sera alla mattina – spiega Laura Lusuardi che indossa già un prototipo con un caban ultrachic – e per questo duttilità e comfort del Wool Denim sono fontamentali. Così accanto alla nostra etichetta Max Mara ogni capo di questa collezione porta anche quella di Woolmark. Sono cinque pezzi ideali, due pantaloni, uno più largo e uno regular, un abito, due giacche. Per un denim di lana moderno e contemporaneo». Entusiasta del progetto anche Fabrizio Servente che definisce l’Australia «l’ultimo paradiso». I tempi sono maturi oggi per un progetto tanto avanzato «perché i consumatori, specie le donne, sono più esigenti e fanno acquisti consapevoli». La lana merino che assomiglia al jeans è una risposta attuale e futuribile: isotermia, sostenibilità, l’essere biodegradabile e riciclabile sono i must di un successo annunciato.

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Roy Roger’s, un marchio leggendario http://byeva.quotidiano.net/roy-rogers-un-marchio-leggendario/ http://byeva.quotidiano.net/roy-rogers-un-marchio-leggendario/#respond Fri, 19 May 2017 10:03:59 +0000 http://byeva.quotidiano.net/?p=2118 Italiano ma nato a New York È IL MASSIMO dello chic in fatto di jeans. Sì, perché questo capo che ha una storia bellissima, oggi diventa ancora più bello e prezioso se in denim giapponese alto solo 75 centimetri, il Santo Graal di quella che agli inizi si chiamava Tela Genova, che vestiva marinai e […]

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Italiano ma nato a New York

È IL MASSIMO dello chic in fatto di jeans. Sì, perché questo capo che ha una storia bellissima, oggi diventa ancora più bello e prezioso se in denim giapponese alto solo 75 centimetri, il Santo Graal di quella che agli inizi si chiamava Tela Genova, che vestiva marinai e contadini, e ora è diventato un capo sartoriale, da intenditori, di color indaco tinto al vegetale senza niente di chimico. Appassionato di questa nuova frontiera dell’eleganza contemporanea è Guido Biondi, 29 anni, direttore creativo di Roy Roger’s, il marchio del primo jeans italiano fatto con denim americano originale fondato dal nonno Francesco Bacci che nel 1952 decise di andare a New York e si impegnò in una partnership che dura tuttora col colosso Cole Mills Corporation.

«Il nonno aveva capito già tutto», racconta Guido in azienda con la mamma Patrizia Biondi, presidente del Gruppo Sevenbell che produce e distribuisce le collezioni di Roy Roger’s e quelle maschili di President’s, e col fratello Niccolò Biondi, amministratore delegato. Da pochi anni è mancato il babbo, Fulvio Biondi che negli anni a cavallo tra l’Ottanta e il Novanta ha rivoluzionato il brand. Ora la Roy Roger’s è sempre più lanciata su nuovi progetti, capaci di unire la grande tradizione del brand con la ricerca di strade nuove, prima su tutte quella del jeans sartoriale. Non solo quelli che puoi ordinare su misura, col denim preferito e con iniziali personalizzate sul taschino per gli spiccioli, nelle boutique del brand e averli finiti dopo 15 giorni. Ma anche quelli lanciati al Pitti Uomo di gennaio scorso con la limited edition Roy Roger’s for Antonio Liverano, con il progetto fantastico del jeans sartoriale con la filosofia e l’esperienza di sartoria del maestro Liverano che ha applicato al jeans i segreti del suo altissimo mestiere.

«Il nostro non è un progetto commerciale, e non vuole proprio esserlo – racconta Guido Biondi – perché a noi interessano i contatti, quelli giusti, che abbiamo avuto in Italia ma anche in Giappone dove Liverano è molto conosciuto. Abbiamo guadagnato in credibilità. E ora mio fratello Niccolò sta lavorando molto in Spagna e in Olanda».

SARTORIALE vuol dire anche dettaglio, precisione certosina, altissima qualità. «Il sapore originale del jeans mi regala grandi emozioni – continua Guido Biondi – e per questo faccio continue ricerche per trovare pezzi originali, come i 4mila che abbiamo in archivio in azienda a Campi Bisenzio, alle porte di Firenze». Per la famiglia Biondi il legame coi jeans è viscerale, forti della frase visionaria di babbo Fulvio: «Non c’è futuro se non hai una vera storia». «Di recente ho fatto un giro nelle vecchie miniere in Colorado e New Messico – conclude Guido Biondi che si è diplomato al Polimoda di Firenze nel 2009 – e ho trovato molti capi originali da lavoro degli anni Venti, usurati e pieni di anima, vere opere d’arte indossate nei ranch per 50 anni da una stessa persona. A testimonianza del fatto che il jeans non ha età, è più classico di un pezzo d’alta moda».

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Ferragamo, l’America e il ritorno. Quando Salvatore sbarcò a Firenze http://byeva.quotidiano.net/ferragamo-lamerica-ritorno-salvatore-sbarco-firenze/ http://byeva.quotidiano.net/ferragamo-lamerica-ritorno-salvatore-sbarco-firenze/#respond Mon, 15 May 2017 15:01:02 +0000 http://byeva.quotidiano.net/?p=2112 Storia, filmati e oggetti: in mostra 170 opere di grandissimo valore Indossava un abito doppiopetto gessato grigio Salvatore Ferragamo quando sul ponte del «Roma» il transatlantico che nel nel 1927 lo riportava in Italia con in tasca un capitale di 250.000 dollari, da dove era partito diciassettenne per New York viaggiando in terza classe fino al […]

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Storia, filmati e oggetti: in mostra 170 opere di grandissimo valore

Indossava un abito doppiopetto gessato grigio Salvatore Ferragamo quando sul ponte del «Roma» il transatlantico che nel nel 1927 lo riportava in Italia con in tasca un capitale di 250.000 dollari, da dove era partito diciassettenne per New York viaggiando in terza classe fino al ricongiungimento coi fratelli. Dopo dodici anni il ragazzo di Bonito aveva fatto molta strada e grazie al genio e al coraggio aveva conquistato tutti i divi di Hollywood e le sue scarpe piacevano assai. Ora poteva permettersi la cabina in prima classe e aveva comprato anche una cinepresa col la quale, arrivato a Firenze, dopo deludenti viaggi al Sud e al Nord, fece le prime riprese del centro città, documenti che arrivano un anno prima di quelli dell’Istituto Luce.

Ora quei preziosi fotogrammi, insieme a quelli della traversata sul «Roma» accompagneranno ed emozioneranno i visitatori che dal 19 maggio (fino al 2 maggio 2018) visiteranno la mostra «1927 Il Ritorno in Italia. Salvatore Ferragamo e la cultura visiva del Novecento» al Museo Salvatore Ferragamo, col progetto espositivo da un’idea di Stefania Ricci, dal 1995 direttrice del Museo stesso, e la cura di Carlo Sisi, deus ex machina di questa straordinaria esposizione e storico dell’arte eccelso che a Firenze e nel mondo non ha bisogno di presentazioni. A loro si aggiunge il contributo scientifico di Lucia Mannini e Susanna Ragionieri, e una serie di incredibili prestiti dai più importanti musei del mondo. Ma Maurizio Balò che ha curato la scenografia con Andrea De Micheli ha trasformato gli ambienti rinascimentali del Museo Ferragamo nel transatlantico dei sogni del Calzolaio delle Dive, tra scatole bianche con la scritta Italy e oblò dai quali si affacciano in ritratti struggenti dei protagonisti degli elettrizzanti Anni Venti d’Italia.

Salvatore già famoso in America era tornato perchè voleva aprire una fabbrica in Italia e dopo molte delusioni finalmente a Firenze trovò quella maestria artigiana che cercava, quella cultura manifatturiera che gli donerà subito quella fama che ancora oggi non teme uguali. «Ferragamo allora non pensava di restare per sempre a Firenze – dice Stefania Ricci – ma capì subito che era fondamentale mettersi a capo lui stesso della produzione e guidare i suoi operai che trovò molto esperti nel lavorare la pelle: Ora questa mostra vuol fare capire la grande personalità di Salvatore, la sua scelta fiorentina che si innesta nel dibattito sulla creazione di uno stile italiano di cui negli anni Venti fu protagonista con le sue creazioni che guardavano già all’anatomia del piede, per rileggere la grande storia dell’arte artigiana di Firenze che tanti collegamenti aveva con la cultura». In mostra 170 opere di grande valore. E molte scoperte, come la valigia con tutti i documenti originali e le foto messe a disposizione dalla famiglia. Salvatore era arrivato come cittadino americano, ben presto nel 1929 ridiventa italiano e residente a Firenze. In uno dei prestigiosi saggi del catalogo edito da Skira, la storica Elvira Valleri, dedicato proprio al «Ritorno in Italia», racconta l’incontro tra Ferragamo e Firenze in quel 1927 e l’apertura del primo laboratorio che raggiunse presto i 60 operai.

«Nell’Archivio storico del Comune – dice la professoressa Valleri – ho ritrovato i documenti di quel laboratorio degli esordi, era in via Mannelli al numero 57 del tempo, oggi al numero 109. Qui Salvatore ha lavorato per tre anni e mezzo». Giovedì 18 anteprima per autorità e ospiti al Museo Ferragamo nel pomeriggio, per capire davvero come e quanto Firenze ha stregato Salvatore, legando in modo assoluto e vincente lui, la moglie Wanda e i suoi figli, alla città del Giglio.

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Dior, svolta con Maria Grazia Chiuri. L’ad: “Vendite a +19%” http://byeva.quotidiano.net/dior-svolta-maria-grazia-chiuri-lad-vendite-19/ http://byeva.quotidiano.net/dior-svolta-maria-grazia-chiuri-lad-vendite-19/#respond Fri, 12 May 2017 11:47:39 +0000 http://byeva.quotidiano.net/?p=2105 La stilista italiana fa correre il brand. Toledano: un colpo di giovinezza “Con Maria Grazia Dior sta vivendo un momento di grazia, il marchio nei primi tre mesi dell’anno ha raggiunto +19% nei nostri monomarca nel mondo. E siamo solo all’inizio!”, racconta Sidney Toledano, presidente e amministratore delegato di Christian Dior prima dell’immenso defilé di ieri […]

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La stilista italiana fa correre il brand. Toledano: un colpo di giovinezza

“Con Maria Grazia Dior sta vivendo un momento di grazia, il marchio nei primi tre mesi dell’anno ha raggiunto +19% nei nostri monomarca nel mondo. E siamo solo all’inizio!”, racconta Sidney Toledano, presidente e amministratore delegato di Christian Dior prima dell’immenso defilé di ieri sera nella riserva naturale poco distante da Los Angeles dove, sotto un immenso accampamento, si è svolta la sfilata della collezione Dior Cruise disegnata dal direttore creativo della maison, Maria Grazia Chiuri, la stilista italiana che ha infranto il soffitto di cristallo degli atelier parigini che dalla nascita del brand hanno avuto solo timonieri maschi. Ora con l’italiana da Dior in soli 10 mesi tutto è cambiato, vendite in alto, collezioni molto attrattive, rivisitazione contemporanea di un heritage senza uguali, “un colpo di giovinezza” come dice Toledano, col pret a porter pieno di appeal e scarpe e borse Dior sugli altari del fashion.

“Di solito quando si cambia stilista cambia anche la clientela – dice Sidney Toledano – stavolta abbiamo delle clienti nuove ma non abbiamo perso le vecchie. Ed è clamoroso che un nuovo stilista ottenga un simile risultato”. Quello che ha colpito al cuore il presidente Toledano che è in Dior da 23 anni, è “il pragmatismo femminile di Maria Grazia, che non ha solo la visione ma anche la prossimità con tutti gli argomenti di cui parla. Nelle sue collezioni tutto è vendibile”.

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Roberto Cavalli, uno stilista italiano dopo Dundas. “Arriva Stefano Pilati” http://byeva.quotidiano.net/roberto-cavalli-uno-stilista-italiano-dundas-arriva-stefano-pilati/ http://byeva.quotidiano.net/roberto-cavalli-uno-stilista-italiano-dundas-arriva-stefano-pilati/#respond Mon, 08 May 2017 08:37:08 +0000 http://byeva.quotidiano.net/?p=2098 L’annuncio ufficiale dovrebbe arrivare nei prossimi giorni I rumors sull’arrivo di un nuovo stilista nella maison Roberto Cavalli si fanno sempre più insistenti, e ora che la ristrutturazione è ben avviata (anche con la chiusura della sede e dello show-room a Milano, con la rifocalizzazione stilistico-produttiva nel polo fiorentino all’Osmannoro), il Ceo Gian Giacomo Ferrari potrebbe […]

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L’annuncio ufficiale dovrebbe arrivare nei prossimi giorni

I rumors sull’arrivo di un nuovo stilista nella maison Roberto Cavalli si fanno sempre più insistenti, e ora che la ristrutturazione è ben avviata (anche con la chiusura della sede e dello show-room a Milano, con la rifocalizzazione stilistico-produttiva nel polo fiorentino all’Osmannoro), il Ceo Gian Giacomo Ferrari potrebbe calare l’asso nei prossimi giorni annunciando con grande probabilità il nome di Stefano Pilati, 52 anni, allievo di Miuccia Prada che alcuni anni fa è stato lo stilista del brand francese Yves Saint Laurent e poi della Ermenegildo Zegna.

Pilati ha una professionalità sicura e provata ed è apprezzato a livello internazionale. La maison Roberto Cavalli dopo la cessione da parte del fondatore è di proprietà del fondo italiano Clessidra che sta tentando il rilancio dopo l’uscita nell’ottobre 2016 di Peter Dundas che ha guidato l’ufficio stile con alcune difficoltà, dovute anche alla crisi che scuote da alcuni anni il mondo del fashion. Dopo Dundas sono circolati molti nomi per la successione, come quelli di Lorenzo Serafini, Francesco Scognamiglio, Fausto Puglisi e Olivier Theyskens. Ora nella sede dell’Osmannoro, appena fuori Firenze si parla moltissimo di Stefano Pilati che vive da anni a Berlino.

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A Firenze la mostra ‘Artigianato e Palazzo’ dedicata ai Fiori d’Arancio http://byeva.quotidiano.net/firenze-la-mostra-artigianato-palazzo-dedicata-ai-fiori-darancio/ http://byeva.quotidiano.net/firenze-la-mostra-artigianato-palazzo-dedicata-ai-fiori-darancio/#respond Fri, 05 May 2017 13:24:31 +0000 http://byeva.quotidiano.net/?p=2092 Alla base l’idea che l’artigianato può produrre manufatti e arredi realizzati per un matrimonio unico Dal 18 al 21 maggio prossimi torna a Firenze, nel Giardino di Palazzo Corsini al Prato (disegnato da Gherardo Silvani), ‘Artigianato e Palazzo‘, manifestazione di arte e di cultura con l’estro e con le mani degli artigiani fondata 23 anni […]

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Alla base l’idea che l’artigianato può produrre manufatti e arredi realizzati per un matrimonio unico

Dal 18 al 21 maggio prossimi torna a Firenze, nel Giardino di Palazzo Corsini al Prato (disegnato da Gherardo Silvani), ‘Artigianato e Palazzo‘, manifestazione di arte e di cultura con l’estro e con le mani degli artigiani fondata 23 anni fa da Neri Torrigiani e Giorgiana Corsini per esaltare una tradizione che non deve andare perduta. Tema di quest’anno sarà “Fiori d’Arancio” per promuovere, in collaborazione con Firenze Convention & Visitors Bureau, divisione Tuscany for Weddings, l’idea che l’artigianato può produrre concretamente un’ampia scelta di manufatti e arredi realizzati a mano per creare le proprie liste di nozze e bomboniere personalizzate, facendo realizzare su misura tutto il necessario per un matrimonio all’insegna dell’unicità.

Tutti i partecipanti alla XXIII edizione saranno invitati a realizzare un oggetto speciale ispirato ai “fiori d’arancio” che sarà il fil rouge che accompagnerà il visitatore lungo il percorso tra i viali e le limonaie del Giardino Corsini, a caccia di idee per comporre una lista di nozze unica e indimenticabile. Anche “Ricette di Famiglia”, tra le iniziative più apprezzate delle ultime edizioni di ‘Artigianato e Palazzo’, a cura della giornalista gastronomica Annamaria Tossani, si ispirerà al tema “fiori d’arancio”: quest’anno, al posto delle consuete presentazioni di libri gastronomici, saranno invitati alcuni personaggi a raccontare aneddoti e ricordi speciali legati ai matrimoni. Durante gli incontri, organizzati nel Giardinetto delle Rose, gli chef di ‘Desinare’ at Riccardo Barthel (Luisanna Messeri, Arturo Dori, Cristian Giorni, Maria Valiani) riproporranno un piatto del menu del “giorno più bello” degli ospiti coinvolti, con degustazione sui raffinati servizi Richard Ginori.

L’ultimo incontro sarà dedicato alla coppia vincitrice del concorso fotografico “Una torta per sognare. Rivivi l’emozione del tuo matrimonio” su Facebook, che sarà invitata domenica 21 maggio ad ‘Artigianato e Palazzo’ per rivivere insieme al pubblico quel momento speciale e degustare la loro wedding cake riprodotta da un maestro pasticciere. “Sono ottanta gli artigiani in mostra che eseguiranno dal vivo le loro creazioni durante le giornate della fiera – racconta Neri Torrigiani – e questo piace molto al pubblico. Il tema dei fiori d’arancio ci è molto piaciuto visto che in tanti e dall’estero scelgono Firenze per sposarsi, anche con matrimoni lussuosi e memorabili.

Con le nozze si mette in moto tutto un mondo, non solo quello del semplice turismo d’ospitalità e sperando di non essere troppo tentati dal kitch proviamo a dare nuove idee”. Anche per la principessa Giorgiana Corsini, che per prima ha dato valore all’alto artigianato dopo aver conosciuto tanti Maestri per i lavori di restauro del palazzo di famiglia, ogni edizione della mostra “è una conquista, ci sono nuove idee, tanti giovani che hanno riscoperto la qualità del lavoro artigiano, una ricchezza infinita di proposte”.

Una manualità viva tra le limonaie e il giardino, sostenuta dall’appoggio di Bona Frescobaldi e Fausto Calderai che fanno parte del Comitato organizzatore e che sono sempre a caccia di proposte inedite, con l’aiuto di Fondazione CR Firenze, Richard Ginori, Fondazione Salvatore Ferragamo, e da quest’anno dalla Nando e Elsa Peretti Foundation. “Oggi molti figli di artigiani si avvicinano al lavoro dei padri – racconta Giorgiana Corsini – e questo è bellissimo. Così gli artigiani possono tornare a sorridere! Io ho imparato molto da loro in questi anni di Artigianato e Palazzo”. Contenta dell’idea della mostra dedicata ai fiori d’arancio anche Anna Paola Concia, assessore al turismo del Comune di Firenze: per lei “gli artigiani possono essere moderne start up” e garantisce tutto l’appoggio dell’amministrazione comunale per tenere insieme sapere e saper fare.

Nella foto: da sinistra Neri Torrigiani, Stefania Ricci, Monica Barni, Giorgiana Corsini, Anna Paola Concia, Cecilia del Reoto.

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Furrissima, la sac bag già copiatissima http://byeva.quotidiano.net/furrissima-la-sac-bag-gia-copiatissima/ http://byeva.quotidiano.net/furrissima-la-sac-bag-gia-copiatissima/#respond Fri, 05 May 2017 08:00:01 +0000 http://byeva.quotidiano.net/?p=2086 Spopola la borsa pratica e preziosa di Simonetta Ravizza La puoi portare a mano o al polso, riempirla di tutti i segreti per la giornata di lavoro o esibirla per le occasioni più eleganti, specie se la arricchisci con una spilla di strass. La butti in fondo alla trolley e quando la tiri fuori è […]

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Spopola la borsa pratica e preziosa di Simonetta Ravizza

La puoi portare a mano o al polso, riempirla di tutti i segreti per la giornata di lavoro o esibirla per le occasioni più eleganti, specie se la arricchisci con una spilla di strass. La butti in fondo alla trolley e quando la tiri fuori è sempre perfetta, te la infili nella tasca del trench come dentro allo zaino, senza timori. Pratica, leggera, soffice, preziosa, moderna e unica ecco la Furrissima di Simonetta Ravizza, sac bag più copiata del momento, anche dalle grandi griffe del fashion che evidentemente hanno molto apprezzato l’idea della stilista-imprenditrice che dal 1990 ha fondato il suo brand forte dell’esperienza dell’azienda di famiglia, fondata dall’indimenticabile padre Giuliano Ravizza.

Un campione del marketing del tempo, un imprenditore visionario che chiese a Franco Zeffirelli di girare per la maison Annabella quegli indimenticabili spot con Alain Delon e Jarry Hall. Ora sua figlia Simonetta è l’erede di tanta maestria e passione per il pret-à-porter in pelliccia. “Le copie non si possono evitare – racconta Simonetta che ha riscosso un bel successo anche con la limited edition di Furrissima dedicata alla Design Week milanese – se non hai difese, anche quando a copiarti sono le grandi griffe come sta succedendo a me per le borse in visone. Forse è il prezzo del successo! Di certo Furrissima piace, ne ho già vendute 1800 di queste borse che declino a ogni collezione, in taglia piccola e grande. L’ultima nata è il modello Military che ho creato abbinando al visone pezzi di giacche militari originali trovate al mercato del vintage che stanno piacendo molto». La forma del sacchetto per la spesa, la più semplice ed essenziale, declinata nelle pellicce di lusso, l’aggiunta recente della tracolla ornata di fiori di pelle, l’abbinamento perfino col tessuto denim e per la collezione 50’ Dream a righe con le scritte delle città del mito del glamour, da Los Angeles ad Honolulu. Insomma, un’infinità di proposte che dopo l’ultima passerella milanese per il prossimo inverno ha portato a Simonetta Ravizza un’ondata di ordini e di interesse internazionale.

“Grazie alle mie borse e a pezzi iconici delle collezioni sono entrata in Giappone e in Corea del Sud, due mercati molto sofisticati, da Joyce e da 10 Corso Como – racconta Simonetta Ravizza che ha la boutique principale al numero 1 di via Montenapoleone e l’headquarter in via Morimondo, sempre a Milano – declinando la Furrissima con giochi di intarsi di stelle e righe. Anche in America le cose non vanno male, sono apprezzata dai grandi magazzini Bergdorf Goodman e Neiman Marcus e questi accessi americani sono davvero molto importanti. Ora proprio da Bergdorf Goodman mi chiedono oltre alle borse di visone anche le sciarpe di pelliccia coordinate alle bag e sto già lavorando a questo progetto. Poi farò un trunk show da Joyce a Hong Kong e poi sarò a Seoul per la boutique acquisita quest’anno”. Simonetta Ravizza crede che il segreto di questo successo sia dovuto in gran parte all’assoluto Made in Italy delle sue creazioni e all’artigianalità delle lavorazioni dei suoi capi. E poi il prezzo (nella boutique milanese la Furrissima costa in media 900 euro, nei multimarca per le edizioni limitate può arrivare a 1.250 euro), e l’attenzione dei buyers internazionali sempre a caccia di novità. “I compatori guardano al prezzo e ora anche alla durata dell’accessorio. Queste mie bag – conclude – sono perfino reversibili, con cuoio laminato e declinate sempre in tante versioni. E ora sto proprio pensando di ampliare il reparto degli accessori del mio brand, con sciarpe, scarpe e ancora borse esclusive”.

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Met Gala 2017, il Metropolitan rischia e omaggia Rei Kawakubo http://byeva.quotidiano.net/met-gala-2017-metropolitan-rischia-omaggia-rei-kawakubo/ http://byeva.quotidiano.net/met-gala-2017-metropolitan-rischia-omaggia-rei-kawakubo/#respond Mon, 01 May 2017 08:26:04 +0000 http://byeva.quotidiano.net/?p=2080 Divi da tutto il mondo per l’evento più atteso del mondo della moda, quest’anno dedicato alla stilista giapponese ancora in vita e al suo brand Comme des Garçons Meglio del red carpet degli Oscar, più sensazionale di qualsiasi passerella per il festival di Cannes o di Venezia. L’evento più atteso, invidiato, bombardato di testimonial dell’anno che […]

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Divi da tutto il mondo per l’evento più atteso del mondo della moda, quest’anno dedicato alla stilista giapponese ancora in vita e al suo brand Comme des Garçons

Meglio del red carpet degli Oscar, più sensazionale di qualsiasi passerella per il festival di Cannes o di Venezia. L’evento più atteso, invidiato, bombardato di testimonial dell’anno che si ripete ogni primo lunedì di maggio, dunque stasera, sotto i grattacieli di New York. Mancano poche ore per gli ultimi ritocchi all’elenco dei divi di tutte le arti, massimamente la Moda, in arrivo da tutto il mondo per il Met Gala 2017. L’opening più atteso come sempre al Metropolitan Museum. Stavolta si festeggia la stilista giapponese Rei Kawakubo, regina di una moda intellettuale quando esageratamente divina, e il suo brand Comme des Garçons – protagonisti della mostra annuale del MET. Una mostra fondamentale per il sistema dell’eleganza che per la seconda volta viene dedicata ad una stilista vivente, dopo quella nel 1983 per Yves Saint Laurent di alcuni anni fa. Una citazione particolare merita anche l’esposizione che mise in contatto il genio di Elsa Schiaparelli a quello di Miuccia Prada, altra stilista vivente ad avere l’onore del MET.

Nell’attesa di scoprire come le star interpreteranno il tema di questa edizione, ispirandosi all’icona esagerata di Rei Kavakubo, va ricordato come nel 2016 la mostra fu su  “Manus x Machina”: Fashion in an Age of Technology“, col trionfo mediatico del long dress in latex di Beyoncé firmato Givenchy Haute Couture by Riccardo Tisci e tempestato di applicazioni. L’anno prima nel 2015 fu la volta di “China Through the Looking Glass” con l’abito da record di Rihanna realizzato dalla couturier cinese Guo Pei in  giallo canarino. Nel 2014 “Charles James: Beyond Fashion”, col look  d’altri tempi  di Sarah Jessica Parker in Oscar de la Renta. Estrema Madonna nel 2013 in Givenchy Haute Couture in occasione della mostra sul “Punk: Chaos to Couture”.

Cenni mondani sul filo della memoria a ricordare che la vera regina di questa soirée resta sempre Anna Wintour, potentissima direttora di “Vogue America” che ogni volta fa il pieno di incassi benefici per il Constume Institute del MET che ospita le mostre e giù una sezione a lei dedicata. La Wintour, che pare aver già annunciato la prossima cover del mensile più famoso del mondo dedicata alla first lady Melania Trump, dopo due copertine epocali nel recente passato per Michelle Obama.

Prima della temutissima Anna Wintour il Met Gala era stato sempre organizzato da Diana Vreeland altro mostro sacro dell’eleganza contemporanea. Ora l’attesa è tutta per gli abiti più spettacolari, appariscenti, significativi dell’epoca che viviamo.

La mostra di quest’anno dedicata alla Kawakubo si apre il 4 maggio e si chiude il 4 settembre,sponsorizzata da Apple, Condè Nast e Maison Valentino. Una scelta radicale, potenzialmente rischiosa per un museo con i conti in rosso, che sta giocando il tutto per tutto sul filo di lana: il Metropolitan Museum di New York dedica a Rei Kawakubo, la fondatrice della griffe giapponese Comme des Garçons, la mostra dell’anno del suo Costume Institute si intitola “Art of the In-Between”, Rei ha 74 anni e ancora oggi ogni sua sfilata è come un evento d’arte per la spettacolarità delle sue creazioni.

La Decana dell’Avanguardia è un’artista nel vero senso della parola, la creatrice tra l’altro del Dover Street Market, boutique altamente concettuale che al momento ha cinque sedi – Londra, New York, Tokyo, Singapore e Pechino. Rei non è però necessariamente un nome capace di richiamare folle oceaniche come per altre mostre organizzate dal curatore Andrew Bolton: Alexander McQueen, la Cina e l’ultima l’anno scorso, “Manus X Machina”. Sono inoltre rare, nel panorama museografico newyorkese, le retrospettive dedicate a grandi della moda ancora in vita e quando accade, come nel caso di Giorgio Armani al Guggenheim nel 2000, ci sono polemiche per la commistione di arte e commercio.

Il curatore Bolton rifugge dalla controversia: “Ci sono pochi stilisti come Rei in grado di dire la loro in un contesto artistico”. Con collezioni svincolate dai trend, il Met non ha voluto una classica retrospettiva cronologica, ma ha suddiviso 150 capi in otto temi: Fashion/Anti-Fashion, Design/Not Design, Model/Multiple, Then/Now, High/Low, Self/Other, Object/Subject e Clothes/Not Clothes. Prima di altri Rei, anche nel nome di “Comme des Garcons”, ha giocato sul concetto di trans-genere. E messo le stampe floreali addosso agli uomini.

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