By Eva http://byeva.quotidiano.net Moda Sfilate Tendenze by Eva Desiderio Fri, 26 May 2017 07:31:49 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.4 Laura Biagiotti è morta. Addio alla ‘Regina del cachemere’ http://byeva.quotidiano.net/laura-biagiotti-morta-regina-cachemere/ http://byeva.quotidiano.net/laura-biagiotti-morta-regina-cachemere/#respond Fri, 26 May 2017 07:31:49 +0000 http://byeva.quotidiano.net/?p=2143 La stilista 73enne si è spenta alle 2.47 di questa mattina. Ha tenuto alta la bandiera del made in Italy. I funerali domani alle 11 a Roma Laura Biagiotti è morta a 73 anni alle 2.47 di questa mattina, strappata a quella vita che amava tanto. Il suo abito simbolo è quello che lei stessa ha battezzato “Bambola”, […]

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La stilista 73enne si è spenta alle 2.47 di questa mattina. Ha tenuto alta la bandiera del made in Italy. I funerali domani alle 11 a Roma

Laura Biagiotti è morta a 73 anni alle 2.47 di questa mattina, strappata a quella vita che amava tanto. Il suo abito simbolo è quello che lei stessa ha battezzato “Bambola”, un omaggio al corpo della donna, alla femminilità, alla libertà di essere belle sempre, a dispetto di anni e taglie, solo col tocco di un colore, il rosso del nastro di raso che portava sempre al collo per sfoggiare in passerella le forbici da sarta in omaggio a mamma Delia, e il bianco immacolato della fibra degli dei per l’uso eccelso della quale fu battezzata negli anni Ottanta in America “Regina del cachemere“.

E regina dello stile, dell’eleganza, della cultura e degli affetti Laura Biagiotti lo era davvero, rimanendo per tutta la vita la donna appassionata e solare, la stilista coraggiosa, l’imprenditrice illuminata che ha fondato l’azienda nel 1972 dopo aver sfilato per la prima volta in Sala Bianca a Firenze e poi l’ha fatta crescere col marito amatissimo Gianni Cigna, un genio del vero Made in Italy, e poi alla sua scomparsa nel 1996 stringendo a sé ancora di più la figlia Lavinia Biagiotti Cigna fin da giovanissima in azienda e ora destinata a portare avanti da sola questa importante e dolorosa successione. Non è sola Lavinia in queste ore e non lo sarà in futuro perché Laura Biagiotti ha seminato nella sua vita tanto amore, tanta stima, tanta ammirazione e tanto rispetto.

Il sorriso aperto, le amicizie vere, con Beppe Modenese e Piero Pinto, con Carla Fracci, con Silvana Giacobini, con Nancy Brilli e coi tanti atleti dello sport che con lei al braccio ornati di medaglie ed’oro hanno percorso tante passerelle. “Moda e Sport sono lo specchio più bello della nostra Italia” diceva Laura ad ogni nuovo campione o campionessa esaltasse insieme ai suoi cashmere, ai suoi abiti da sera spesso fioriti, ai sul profumi primo su tutti “Roma” che col loro immenso successo le hanno permesso di restaurare la Scala Cordonata del Campidoglio, la Fontana di Piazza Farnese e donare alla Fenice a Venezia il Gran Sipario.

Nata a Roma il 4 agosto del 1943 dopo gli studi classici Laura Biagiotti decise di affiancare mamma Delia che aveva una ben avviata sartoria a Roma. Qui conobbe Emilio Schubert, Roberto Capucci e Rocco Barocco. Poi il salto dalle sfilate del pret a porter a Firenze verso quella moda che la porterà a primeggiare nel mondo come una delle creatrici più famose, orgogliosa di difendere sempre una sana e splendente femminilità. Amava l’arte Laura e questo amore ha percorso tutta la sua vena creativa, fin dai gioielli coi mosaici romani che collezionava, e poi le 200 opere di Giacomo Balla che fanno parte della Fondazione Biagiotti Cigna, conservate nel Castello di Marco Simone dove ha abitato serenamente fin dal 1980. E il futurismo ha pervaso tante collezioni, tra forza stilistica e rigore contemporaneo. Cavaliere del Lavoro, presidente a lungo del Comitato Leonardo per le eccellenze italiane, vicina al lavoro dei suoi dipendenti con delicatezza di famiglia, Laura Biagiotti ha sempre tenuto alta la bandiera del Made in Italy. Per questo si è impegnata fino alla fine, combattente fiera per la difesa della nostra manifattura, sulle passerelle di Milano come nei dibattiti. Una grande stilista ma soprattutto una grande donna, che si è fatta da sola, e fino alla fine ha sorriso a Lavinia e al mondo intero.

Chi scrive è stata con Laura e con Gianni Cigna alla prima sfilata della moda italiana a Pechino, nell’aprile del 1988, quando la Regina del cachemere fece sfilare per la prima volta delle ragazze cinesi di incredibile bellezza. La maison Biagiotti, in quegli anni lontani quando a Pechino andavano ancora tutti in bicicletta con aglio in sella e uccellino in gabbia, ha aperto una strada di scambi culturali e business, come Marco Polo. Poi nel 1995 la missione a Mosca, anche qui pioniera. Quel cuore grande e sincero che negli anni si è fatto sempre più debole e malato l’ha portata via alla figlia Lavinia, che sulla sua strada ha fondato la linea baby Biagiotti Dolls ed s’impegna nelle istituzioni della moda italiana, alle clienti che hanno amato e continueranno ad amare i suoi vestiti di gioia, agli amici ai quali non ha mai fatto mancare affetto e comprensione. Addio Laura, donna esemplare, grande amica, italiana fierissima.

I funerali di Laura Biagiotti saranno celebrati domani alle 11 alla chiesa di S.Maria degli Angeli a Roma.

Laura Biagiotti in passerella con la figlia Lavinia

Laura Biagiotti in passerella con la figlia Lavinia

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Valentino lancia Resort 2018. Il nuovo freestyle al femminile http://byeva.quotidiano.net/valentino-lancia-resort-2018-freestyle-al-femminile/ http://byeva.quotidiano.net/valentino-lancia-resort-2018-freestyle-al-femminile/#respond Tue, 23 May 2017 07:19:48 +0000 http://byeva.quotidiano.net/?p=2140 In passerella a New York camicie bianche che cambiano forma, parka di pelle ricamati, abiti di pizzo che incrociano le tenute dell’atletica Guardare alla strada, all’oggi convulso e multietnico ma anche alla tradizione dell’eleganza che si respira in un atelier come quello di Valentino, maison che è venuta oggi a New York per presentare la collezione […]

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In passerella a New York camicie bianche che cambiano forma, parka di pelle ricamati, abiti di pizzo che incrociano le tenute dell’atletica

Guardare alla strada, all’oggi convulso e multietnico ma anche alla tradizione dell’eleganza che si respira in un atelier come quello di Valentino, maison che è venuta oggi a New York per presentare la collezione Resort 2018 davanti a solo 220 ospiti con quel tocco di vera esclusività che solo chi ha una grande e luminosa storia creativa sa trasmettere. Applausi e abbracci per il direttore creativo di Valentino Pierpaolo Piccioli. Con mano sempre più felice complimentato dalla stampa internazionale che conta, dalla direttorissima Anna Wintour come sempre tutta di Chanel vestita, da una piccolissima e frizzante Christina Ricci, da Marisa Tomei, Maggie Gyllenhaal, da Helena Christensen top model degli anni Novanta con guance un po’ innaturali per la sua grande bellezza, Nicky Hilton e Olivia Palermo. “Stimo e voglio molto bene a Pierpaolo, sempre più bravo” dice Giancarlo Giammetti che ai tempi della Dolce Vita ha fondato il brand ora in mano al Fondo Sovrano del Qatar col grandissimo Valentino Garavani che sarà alla festa dopo la sfilata di stasera.

“New York mi ispira – dice nel backstage Piepaolo Piccioli – è bella perche è una città accogliente, dove viene sempre fuori l’umanità. In questa collezione Resort ho connesso lo sport col romanticismo, i miti precolombiani e l’energia dell’ hit pop e delle sue band. È il nuovo freestyle al femminile che spero piacerà alle nuove generazioni di donne che mixano tutto alla loro maniera, senza preconcetti e spontaneamente”. In passerella in un palazzo da lavori in corso a Soho camicie bianche che cambiano forma con tagli sulle spalle, parka di pelle ricamati, abiti di pizzo che incrociano le tenute dell’atletica, tuta di raso verde coi pantaloni con la banda e il nuovo tailleur da giorno Valentino, rosa camelia, con la gonna a pieghe e il giubbino da esercizi e da corsa.

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Carlo Pignatelli, sfila l’alta moda degli abiti da sposa http://byeva.quotidiano.net/carlo-pignatelli-sfila-lalta-moda-degli-abiti-da-sposa/ http://byeva.quotidiano.net/carlo-pignatelli-sfila-lalta-moda-degli-abiti-da-sposa/#respond Sun, 21 May 2017 07:58:15 +0000 http://byeva.quotidiano.net/?p=2137 Lo stilista presenta la collezione 2018. Elaborati ricami e piume di tulle e pavone per lei, nunaces metalliche e rosso per lui Boccascena di fiori opulenti e romantici per la sfilata della collezione sposa e sposo di Carlo Pignatelli per il 2018, ieri sera alla Fabbrica del Vapore a Milano in un ambiente industriale postmoderno […]

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Lo stilista presenta la collezione 2018. Elaborati ricami e piume di tulle e pavone per lei, nunaces metalliche e rosso per lui

Boccascena di fiori opulenti e romantici per la sfilata della collezione sposa e sposo di Carlo Pignatelli per il 2018, ieri sera alla Fabbrica del Vapore a Milano in un ambiente industriale postmoderno austero e minimal trasformato dallo stilista che da sempre ha scelto Torino come sua città ideale in uno scrigno di bellezza per il giorno del sì. Mai tanto attuali le nozze e le cerimonie prima e dopo il fatidico matrimonio come ora dopo la festa mondanissima più attesa quella di Pippa Middleton, sempre ieri, con fasto di invitati come la sorella della sposa Kate, duchessa di Cambridge, e i trionfi di delicate rose inglesi.

Niente di meglio per l’inno all’eleganza nuziale di Carlo Pignatelli che si è ispirato a nozze celebri celebrate da Ascot a Wimbledon, con tanto di fascino delle regate sul Tamigi, quando la Cerimonia non era solo sinonimo di momento speciale, ma il vero e proprio rito sociale del “bel vestire” in ogni occasione dell’anno. Osa lo stilista famoso per vestire in modo superchic col colore specie al maschile con nuance vive, cariche di stupore. Molti gli applausi ammirati alla fine del defilè. In prima fila un grande amico come Cristiano Malgioglio e la direttrice di ‘Elle’ Danda Santini che, venerdì sera, ha premiato Pignatell come miglior stilista per le linee Bridal. Bello lo spettacolo, tante le emozioni del defilè.

Dall’hunting al riding, dal tennis al tè delle cinque, sino alle soirée a teatro, gli appuntamenti irrinunciabili per dame e signori rivivono in dettagli, decorazioni e silhouette di abiti da sogno. E per lo sposo non mancano nemmeno le medaglie sul petto e la fascia di seta da divisa da parata.

Per la sposa, nel nome della leggerezza e del rigore, le forme sono essenziali ma esaltate da dettagli ricercati d’Atelier: strascichi importanti, minuziosi decori, elaborati ricami “da parata”, filets e originali piume di tulle e di pavone. Le lavorazioni Couture si sposano con il rigore sartoriale all’insegna del by hand.

I tessuti maschili si contraddistinguono per le loro fibre preziose, in seta e lana, in raso, twill e jacquard: uno su tutti attraverso dettagli di scorci e paesaggi, denomina il nuovo ‘Smoking Torino, esclusiva della Collezione. Focus sul nuovo frac con dettagli divisa e sulle redingotes che slanciano la figura.

Tulle per le donne in ogni possibile declinazione: lavorato a velo nasconde intrecci di pietre preziose in un effetto traslucido, facendo percepire il ricamo della gonna in un vedo non vedo sensuale e sofisticato. E poi ancora organze craquants finemente lavorate, jacquard, satin mano daino, georgette intrecciate a gessature lurex. Tutto melangiato con pizzi chantilly, rebrodè, ricami in filo e pietre. Lavorazioni certosine eseguite in sartoria rendono ogni abito un’opera d’arte, a garanzia dell’originalità di ogni pezzo che rende unico colui e colei che lo indossano. I colori sono sussurrati: ivoire, peau d’ange, mauve e tiffany la cui delicatezza di toni sembra tessuta con i materiali.

Le nuances maschili si declinano in pastelli polvere ed acquamarina, alternati ai metallici platino e oro rosè, rosso “fox hunting”, blu ink. Impeccabili black and white per la sera.

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Pippa Middleton, abito da sposa principesco di Giles Deacon http://byeva.quotidiano.net/pippa-middleton-abito-sposa-principesco-giles-deacon/ http://byeva.quotidiano.net/pippa-middleton-abito-sposa-principesco-giles-deacon/#respond Sat, 20 May 2017 10:36:21 +0000 http://byeva.quotidiano.net/?p=2134 La sorella minore di Kate ha detto sì avvolta in pizzo bianco e lungo velo. Come la sorella Kate anche lei si è affidata a uno stilista britannico. Tutti i dettagli Pippa, splendida Pippa, tutta di pizzo e candide perle vestita nel giorno del sì col suo ricchissimo James che le porta in dote un […]

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La sorella minore di Kate ha detto sì avvolta in pizzo bianco e lungo velo. Come la sorella Kate anche lei si è affidata a uno stilista britannico. Tutti i dettagli

Pippa, splendida Pippa, tutta di pizzo e candide perle vestita nel giorno del sì col suo ricchissimo James che le porta in dote un patrimonio da leggenda. Non più sirena sexy con incredibile lato B perfetto e rubato agli dei che mandò in tilt il circo mediatico a ogni inchino al matrimonio della sorella maggiore, Kate Middleton, da allora duchessa di Cambridge e certo futura regina d’Inghilterra a fianco del bel principe William. Oggi no, per Pippa c’è solo la fiaba che ogni ragazza sogna, e l’immagine di una sposa perfetta, immacolata nel macramè, i capelli classici raccolti nel generoso chignon sotto al velo, l’accenno di coroncina ma senza pretese, il bouquet anche questo delicatamente fatato e come rubato a una folletta dei boschi della residenza di campagna dei Middleton. La sposa ha scelto anche lei, come sua sorella, di vestire con una creazione di uno stilista inglese, stavolta Giles Deacon che l’ha incartata nel pizzo bianco, con un accenno di scollatura a cuore sulla schiena e un astuccio di delicatezza dal collo al bustino e quell’accenno di piccola manica a coprire le spalle come una dolce pennellata. Un modello classico, da bambolina all’altare e tutto sommato semplice, con Deacon che ha messo in pista tutta l’esperienza maturata negli anni giovanili da Gucci e da Ungaro e poi stabilmente nella maison col suo nome. Per Kate, che ha detto sì con cocchio reale e Cavalleria di Sua Maestà al seguito, la scelta cadde nel 2011 sempre per un marchio inglese, stavolta su un mito della couture, Alexander McQueen col tocco neo romantico/barocco di Sarah Burton. La differenza tra i due abiti sta nelle maniche coperte di pizzo di Kate e nella costruzione dei bustini, elaborato e regale per la moglie di William, semplice e delicato per Pippa, in un duello anche estatico tra la maestosità dell’Abazzia di Westminster e la chiesa campagnola di oggi.

Bianco per Pippa come si conviene e rosa petalo per sua sorella Kate, sempre per un abito firmato ancora una volta dalla Burton per Alexander McQueen, tutto di seta che scivola sul corpo, lunghezza giudiziosa sotto al ginocchio e accessori in tinta, come l’ormai classico cappellino “a satellite” fiorito firmato dal cappellaio matto e geniale Steven Jones che dona molto alla duchessa d Cambridge anche se la rende un po’ retro’. Ma per una candidata al trono dei Windsor questo è’ un sacrificio estetico che si può’ e si deve fare. Ai piedi, non serve dirlo, solo scarpe di Manolo Blahnick.

Pippa sfoggia solo un paio di perle come orecchini, al dito anche il diamante pezzo imperdibile regalatole per il fidanzamento. Rosa anche per la mamma delle ragazze Middleton, Carole, con cappello Fedora abbinato e abito robe-manteau di primavera. Bruttina e in nero inaudito Beatrice, la figlia di Andrea d’Inghilterra  e di Sarah Ferguson. Una tinta non da nozze ma forse utile per nascondere qualche chilo di troppo.

Pantalone settecentesco di sera a sbuffo per il paggetto George, davvero un moderno cherubino,vestitino classico e vezzosamente chiuso da una fascia-fiocco per Charlotte con coroncina di rose, i nipotini paggetti di Pippa che in due fanno appena 5 anni. Premurosissima mamma Kate con loro e gli altri bambini del festoso corteo nuziale. Con George che è sempre più il ritratto luminoso di nonna Lady D che lo guarda crescere dal cielo, e la piccola e simpatica Charlotte che ha rubato il faccino rotondo e molto country/Windsor della bisnonna regina Elisabetta II e di sua sorella, la scomparsa principessa ribelle Margareth.

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Fanga Shoes, lusso made in Italy. A Bologna apre l’Atelier http://byeva.quotidiano.net/fanga-shoes-lusso-made-italy-bologna-apre-latelier/ http://byeva.quotidiano.net/fanga-shoes-lusso-made-italy-bologna-apre-latelier/#respond Sat, 20 May 2017 10:30:47 +0000 http://byeva.quotidiano.net/?p=2131 Lorenzo Fusina e Bruno Riffeser Monti: “Il grande sogno è il primo negozio a Milano”. A Pitti Uomo otto modelli speciali Lo showroom di Fanga, marchio del lusso delle calzature fatte completamente a mano fondato poco più di un anno fa dai giovani imprenditori Lorenzo Fusina, 26 anni, e Bruno Riffeser Monti, 25 anni, c’è già. […]

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Lorenzo Fusina e Bruno Riffeser Monti: “Il grande sogno è il primo negozio a Milano”. A Pitti Uomo otto modelli speciali

Lo showroom di Fanga, marchio del lusso delle calzature fatte completamente a mano fondato poco più di un anno fa dai giovani imprenditori Lorenzo Fusina, 26 anni, e Bruno Riffeser Monti, 25 anni, c’è già. E non può che essere a Bologna perchè il nome del brand deriva direttamente dal modo antico e dialettale di identificare la scarpa che si usa in città. Presto però ci sarà anche l’Atelier Fanga, sempre nel segno del rispetto e dell’amore per le radici, per la tradizione che si fa formula di arte e business contemporanea, per la voglia di esaltare al massimo il ‘Fatto in italia’ con i riti artigiani di Maestri che preservano e tramandano la cultura manifatturiera, ormai perduta.

“Sì, l’obiettivo è di aprire l’Atelier Fanga sempre a Bologna, tra pochi mesi – raccontano Lorenzo e Bruno pieni di entusiasmo per questa sfida che rimette l’uomo e il suo lavoro al centro del dibattito sul fashion internazionale, bandendo il lusso gridato e seriale per preferire prodotti unici, capolavori personalizzati, esecuzione perfetta e rara – e poi il grande sogno è quello di aprire il nostro primo negozio a Milano nel 2019, perché la città è la capitale mondiale della moda”.

In attesa di tante belle novità si sta lavorando in questi giorni alla collezione di otto modelli, superspeciali, da presentare al Pitti Uomo che si apre a Firenze il 13 giugno. “Pitti Uomo ci ha portato fortuna e ci ha lanciati nell’edizione di giugno 2016 e torneremo anche per questa 92° edizione sempre con il nostro Pop Up al Piano Attico del salone che resta una piattaforma espositiva di eccellenza e di assoluta internazionalità”.

I due giovani imprenditori hanno girato l’Italia in cerca degli ultimi Maestri della calzatura cucita tutta a mano e ora hanno trovato i loro laboratori specializzati nel Veneto. “Ci preme preservare talenti e tradizioni, saperi e cultura – dicono Lorenzo Fusina e Bruno Riffeser Monti – e per questo stiamo lavorando ad un importante progetto col Politecnico Calzaturiero di Stra per avviare un corso per gli studenti che li prepari non solo a conoscere ma anche a realizzare le scarpe, alla maniera dell’alto artigianato. Tramandare certe lavorazioni che stanno sparendo è una delle nostre mission, Così come si viene in Italia a visitare gli stabilimenti Ferrari, Ducati o Lamborghini sogniamo che si possa venire anche per visitare antiche botteghe e atelier come quello che vogliamo aprire a Bologna”.

Insomma, un progetto che coltiva il lusso della memoria e l’eccellenza del prodotto che da più parti è considerata la pietra miliare dell’eleganza del futuro. Un ritorno ad un oggetto, in questo caso da calzare, che va desiderato e atteso magari, come nel caso di un paio di Fanga, per due o tre mesi di lavorazione, tra misura del piede e scelta dei pellami, modelli esclusivi e personalizzazione del tacco con decori d’oro che possono riportare le proprie iniziali, una frase del cuore, un simbolo che identifichi l’appartenenza ad una cerchia di amici, un piccolo coccoloso portafortuna.

“Dal debutto a Pitti Uomo un anno fa c’è stato subito grande interesse per Fanga – spiega Bruno Riffeser Monti – abbiamo avuto ottimi contatti e visite di buyers importanti. Poi siamo andati ad Abu Dhabi, a Dubai e a Londra per far toccare con mano materiali d’eccellenza come razza o alligatore e lavorazioni certosine come quelle per la tecnica di cucitura più stimata, la Goodyear, e ora nella presentazione per il prossimo Pitti Uomo la costruzione progettuale ‘Bologna’ , a sacchetto, per garantire comfort e flessibilità in  scarpe che nei nostri nuovi modelli sono ancora più moderne e contemporanee”.

Per queste calzature-capolavoro il cliente potrà seguire passo passo disegno e lavorazione. “A settembre saremo in vendita da L’Eclaireur a Parigi, e lo siamo già a Bologna da L’Inde Le Palais – spiega Lorenzo Fusina – poi a Dubai e Los Angeles, con contatti già ben avviati che stringeremo definitivamente proprio a Pitti Uomo. Vogliamo posizionarci in boutique di primo livello che possano trasmettere l’anima delle nostre Fanga.

Per la prossima estate 2018 i colori della palette saranno oltre ai classici cuoio, nero e ambra le note più accese di rosso bordeaux, navy, blue notte, verde bottiglia”. Insomma, un’esperienza molto personale e intima, con la gioia di avere un oggetto di moda unico e inimitabile, che si può ordinare su misura scegliendo pellami, colori e modelli, per un prezzo che va dai 1.300 fino ai 10.000 euro e ricevere con packaging speciale entro 3 mesi. Con due mesi di attesa si realizza invece la scarpa che poi sarà in vendita nelle boutique, al prezzo che va dai 750 ai 1.300 euro. ([email protected])

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Chiara Boni aprirà una boutique a Los Angeles http://byeva.quotidiano.net/chiara-boni-aprira-boutique-los-angeles/ http://byeva.quotidiano.net/chiara-boni-aprira-boutique-los-angeles/#respond Sat, 20 May 2017 10:20:10 +0000 http://byeva.quotidiano.net/?p=2127 Apertura a fine agosto a Melrose Place Sempre più in alto il brand Chiara Boni ‘La Petite Robe’ che sfila a New York per la fashion week al femminile due volte l’anno e che piace tanto, in particolare alle donne americane. Prosegue infatti la politica di espansione del brand che ora annuncia con gioia e soddisfazione l’apertura […]

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Apertura a fine agosto a Melrose Place

Sempre più in alto il brand Chiara Boni ‘La Petite Robe’ che sfila a New York per la fashion week al femminile due volte l’anno e che piace tanto, in particolare alle donne americane. Prosegue infatti la politica di espansione del brand che ora annuncia con gioia e soddisfazione l’apertura del suo terzo punto vendita monomarca: dopo l’esordio italiano delle due boutique di Milano e Roma, aperte a distanza di un anno l’una dall’altra,ora si punta all’espansione all’estero con l’apertura di una terza nuova boutique a Los Angeles.Chiara Boni

Da sempre gli Stati Uniti sono il primo mercato in termini di fatturato per la Maison della stilista fiorentina che con le sue collezioni iperfemminili, i suoi sensuali abiti da sera e i suoi jumpsuit ha conquistato il pubblico americano. Merito della creatività di Chiara Boni e della scelta intelligente di usare un unico tipo di tessuto declinato in vari colori e ad altissime performance di comfort e sensualità. Non poteva quindi mancare un monomarca proprio nella città dove la collezione è tra le più amate da tutte quelle donne, celebrities e non, che desiderano sentirsi sempre sensuali ed attraenti.  La Boutique aprirà a fine agosto in Melrose Place.

“Sono veramente felice di poter annunciare questa nuova apertura”, dice Maurizio Germanetti, amministratore delegato dell’azienda. A distanza di 2 anni dal primo monomarca ci siamo resi conto con Chiara che la boutique è per noi un grande punto di forza; ci offre la possibilità di esprimere al meglio lo spirito delle nostre collezioni. È stato quindi abbastanza naturale guardare fuori dai nostri confini e lo abbiamo fatto in un mercato, come quello americano, che ci sta dando sempre maggior soddisfazioni. La scelta è ricaduta naturalmente su Los Angeles. L’allure e la mondanità della California sono vincenti per una collezione che come la nostra riesce a vestire una donna in tutti i momenti della sua giornata, dalla mattina alla sera, red carpet inclusi”, conclude Germanetti. Poi tra pochi mesi arriverà la quarta boutique, a New York.

“Ho rilanciato il mio marchio nel 2007 _ racconta Chiara Boni _ e posso dire che da allora la crescita è stata costante ed entusiasmante. Abbiamo chiuso il 2016 a 18 milioni di euro di fatturato, con un +53% rispetto al 2015 e contiamo di realizzare nel 2017 un +30%”.a sua prima boutique monomarca a Milano, seguita a novembre 2016 da un’altra apertura a Roma.

 

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Ermanno Scervino ‘Brand Ambassador’ dell’Istituto Marangoni http://byeva.quotidiano.net/ermanno-scervino-brand-ambassador-dellistituto-marangoni/ http://byeva.quotidiano.net/ermanno-scervino-brand-ambassador-dellistituto-marangoni/#respond Sat, 20 May 2017 08:15:22 +0000 http://byeva.quotidiano.net/?p=2124 Lo stilista dell’azienda che ha sede nel comune di Bagno a Ripoli si mette così a disposizione dei talenti del futuro Importante nomina per l’Istituto Marangoni The Schoolor Fashion and Art con sede da oltre ottant’anni a Milano, in altre città del mondo, e da un po’ di mesi anche a Firenze in via Tornabuoni: la […]

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Lo stilista dell’azienda che ha sede nel comune di Bagno a Ripoli si mette così a disposizione dei talenti del futuro

Importante nomina per l’Istituto Marangoni The Schoolor Fashion and Art con sede da oltre ottant’anni a Milano, in altre città del mondo, e da un po’ di mesi anche a Firenze in via Tornabuoni: la scuola di moda ha l’onore di avere lo stilista Ermanno Scervino come suo Brand Ambassador. 

La news è di questi giorni e proprio ieri il creativo che ha fondato il brand nel 2000 con Toni Scervino, amministratore unico dell’azienda che ha sede nel comune di Bagno a Ripoli a alle porte di Firenze, ha partecipato a Milano ad un seminario durante il quale ha raccontato le sue esperienze e la visione contemporanea del fashion.

Per la sua importanza come stilista pieno di genialità e di esperienza e per l’onore che fa alla scuola promuovendo d’ora in poi seminari per gli studenti, Scervino riceverà una premio speciale da parte di Istituto Marangoni durante le giornate del prossimo Pitti Uomo, dal 13 giugno in Fortezza da Basso a Firenze. Uno dei nomi più presdtigiosi del made in Italy, purissimo e ad alto contenuto di sartorialità ed alto artigianato, mette così a disposizione dei talenti del futuro le sue conoscenze ed esperienze.

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Max Mara inventa Wool Denim, il jeans di lana merino http://byeva.quotidiano.net/max-mara-inventa-wool-denim-jeans-lana-merino/ http://byeva.quotidiano.net/max-mara-inventa-wool-denim-jeans-lana-merino/#respond Fri, 19 May 2017 10:09:22 +0000 http://byeva.quotidiano.net/?p=2121 Dall’Australia il tessuto leggero e morbidissimo, confortevole sia per l’inverno che per l’estate. Per donne che devono essere impeccabili da mattina a sera MAX MARA E THE WOOLMARK COMPANY hanno messo insieme il loro prestigio, la loro serietà e la passione comune per l’alta qualità tessile per un progetto che celebra la lana merino, la meraviglia naturale, […]

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Dall’Australia il tessuto leggero e morbidissimo, confortevole sia per l’inverno che per l’estate. Per donne che devono essere impeccabili da mattina a sera

MAX MARA E THE WOOLMARK COMPANY hanno messo insieme il loro prestigio, la loro serietà e la passione comune per l’alta qualità tessile per un progetto che celebra la lana merino, la meraviglia naturale, biodegradabile e rinnovabile che in questi anni sta vivendo momenti di gloria perché i consumatori stanno ricercando di nuovo con forza e convinzione questi valori, dopo anni e anni di ubriacatura per le fibre sintetiche: ora le pecore astraliane, che sono 70 milioni, si stanno prendendo una grande rivincita perché grazie al sole, all’erba e all’aria di quel grande continente producono la migliore lana del mondo.

Quella fibra, nobilissima quanto antica, è alla base dell’idea vincente di Max Mara di creare una collezione ad hoc, presentata martedì scorso a Milano nel grande negozio di Corso Vittorio Emanuele. In questi giorni viene mostrata negli store del brand a Londra, Mosca, Pechino, Sydney da Laura Lusuardi, fashion director di immensa esperienza di molte linee del gruppo della famiglia Maramotti che da Reggio Emilia ha conquistato il mondo del fashion e del lusso. La accompagna in questo tour Fabrizio Servente, global strategy advisor di Woolmark, che recentemente ha organizzato insieme a Pitti Immagine a Firenze, alla Sala Bianca di Palazzo Pitti, la presentazione della grande interpretazione industriale italiana della lana merino australiana davanti al Principe Carlo d’Inghilterra.

Protagonista della linea – che si chiama Wool Denim – è proprio il mitico tessuto jeans, ma stavolta in purissima lana, leggera e morbidissima, pratica e confortevole sia per l’inverno che per l’estate. Un tessuto di ricerca che ammalia. È stato usato per una capsule di cinque capi per la collezione Max Mara autunno-inverno 2017 a cui saranno dedicate le vetrine degli store nel mondo (oggi i punti vendita sono 2.668 in oltre 100 Paesi). Puro denim in vera lana al 100 per cento tinto con ricette ecologiche a imitare l’indaco della Tela di Genova che ha fatto la storia dell’abbigliamento, capace di coniugare la grinta del jeans con la preziosa morbidezza della fibra naturale.

“Oggi le donne viaggiano e lavorano e devono sempre essere impeccabili dalla sera alla mattina – spiega Laura Lusuardi che indossa già un prototipo con un caban ultrachic – e per questo duttilità e comfort del Wool Denim sono fontamentali. Così accanto alla nostra etichetta Max Mara ogni capo di questa collezione porta anche quella di Woolmark. Sono cinque pezzi ideali, due pantaloni, uno più largo e uno regular, un abito, due giacche. Per un denim di lana moderno e contemporaneo». Entusiasta del progetto anche Fabrizio Servente che definisce l’Australia «l’ultimo paradiso». I tempi sono maturi oggi per un progetto tanto avanzato «perché i consumatori, specie le donne, sono più esigenti e fanno acquisti consapevoli». La lana merino che assomiglia al jeans è una risposta attuale e futuribile: isotermia, sostenibilità, l’essere biodegradabile e riciclabile sono i must di un successo annunciato.

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Roy Roger’s, un marchio leggendario http://byeva.quotidiano.net/roy-rogers-un-marchio-leggendario/ http://byeva.quotidiano.net/roy-rogers-un-marchio-leggendario/#respond Fri, 19 May 2017 10:03:59 +0000 http://byeva.quotidiano.net/?p=2118 Italiano ma nato a New York È IL MASSIMO dello chic in fatto di jeans. Sì, perché questo capo che ha una storia bellissima, oggi diventa ancora più bello e prezioso se in denim giapponese alto solo 75 centimetri, il Santo Graal di quella che agli inizi si chiamava Tela Genova, che vestiva marinai e […]

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Italiano ma nato a New York

È IL MASSIMO dello chic in fatto di jeans. Sì, perché questo capo che ha una storia bellissima, oggi diventa ancora più bello e prezioso se in denim giapponese alto solo 75 centimetri, il Santo Graal di quella che agli inizi si chiamava Tela Genova, che vestiva marinai e contadini, e ora è diventato un capo sartoriale, da intenditori, di color indaco tinto al vegetale senza niente di chimico. Appassionato di questa nuova frontiera dell’eleganza contemporanea è Guido Biondi, 29 anni, direttore creativo di Roy Roger’s, il marchio del primo jeans italiano fatto con denim americano originale fondato dal nonno Francesco Bacci che nel 1952 decise di andare a New York e si impegnò in una partnership che dura tuttora col colosso Cole Mills Corporation.

«Il nonno aveva capito già tutto», racconta Guido in azienda con la mamma Patrizia Biondi, presidente del Gruppo Sevenbell che produce e distribuisce le collezioni di Roy Roger’s e quelle maschili di President’s, e col fratello Niccolò Biondi, amministratore delegato. Da pochi anni è mancato il babbo, Fulvio Biondi che negli anni a cavallo tra l’Ottanta e il Novanta ha rivoluzionato il brand. Ora la Roy Roger’s è sempre più lanciata su nuovi progetti, capaci di unire la grande tradizione del brand con la ricerca di strade nuove, prima su tutte quella del jeans sartoriale. Non solo quelli che puoi ordinare su misura, col denim preferito e con iniziali personalizzate sul taschino per gli spiccioli, nelle boutique del brand e averli finiti dopo 15 giorni. Ma anche quelli lanciati al Pitti Uomo di gennaio scorso con la limited edition Roy Roger’s for Antonio Liverano, con il progetto fantastico del jeans sartoriale con la filosofia e l’esperienza di sartoria del maestro Liverano che ha applicato al jeans i segreti del suo altissimo mestiere.

«Il nostro non è un progetto commerciale, e non vuole proprio esserlo – racconta Guido Biondi – perché a noi interessano i contatti, quelli giusti, che abbiamo avuto in Italia ma anche in Giappone dove Liverano è molto conosciuto. Abbiamo guadagnato in credibilità. E ora mio fratello Niccolò sta lavorando molto in Spagna e in Olanda».

SARTORIALE vuol dire anche dettaglio, precisione certosina, altissima qualità. «Il sapore originale del jeans mi regala grandi emozioni – continua Guido Biondi – e per questo faccio continue ricerche per trovare pezzi originali, come i 4mila che abbiamo in archivio in azienda a Campi Bisenzio, alle porte di Firenze». Per la famiglia Biondi il legame coi jeans è viscerale, forti della frase visionaria di babbo Fulvio: «Non c’è futuro se non hai una vera storia». «Di recente ho fatto un giro nelle vecchie miniere in Colorado e New Messico – conclude Guido Biondi che si è diplomato al Polimoda di Firenze nel 2009 – e ho trovato molti capi originali da lavoro degli anni Venti, usurati e pieni di anima, vere opere d’arte indossate nei ranch per 50 anni da una stessa persona. A testimonianza del fatto che il jeans non ha età, è più classico di un pezzo d’alta moda».

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Monica Bellucci, arrivo fashion a Cannes http://byeva.quotidiano.net/cannes-2017-arrivo-di-monica-bellucci/ http://byeva.quotidiano.net/cannes-2017-arrivo-di-monica-bellucci/#respond Mon, 15 May 2017 18:19:47 +0000 http://byeva.quotidiano.net/?p=2115 È sbarcata a Nizza con la sua Gucci Dyonisus e la tuta nera di Stella McCartney E’ arrivata poche ore fa all’aeroporto di Nizza Monica Bellucci, più bella e affascinante che mai, per prepararsi alla serata inaugurale del Festival del Cinema di Cannes che la vedrà, mercoledì sera, madrina di questa 70° Edizione. E subito […]

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È sbarcata a Nizza con la sua Gucci Dyonisus e la tuta nera di Stella McCartney

E’ arrivata poche ore fa all’aeroporto di Nizza Monica Bellucci, più bella e affascinante che mai, per prepararsi alla serata inaugurale del Festival del Cinema di Cannes che la vedrà, mercoledì sera, madrina di questa 70° Edizione. E subito paparazzata con occhialoni e frangetta che mettono ancora più in evidenza le sue labbra chiare e carnose. Per lei sembra davvero che il tempo si sia fermato e poi ora che ha detto al mondo di aver trovato un nuovo amore, ancora top secret, che le ha ridato la serenità. E oltre alla tuta nera di Stella McCartney, impossibile non notare subito la borsa sfoggiata dalla diva: è una Gucci Dionysus in pelle nera con applicazioni ricamate e chiusura testa di tigre. Una delle bag più desiderate del momento, creata dal direttore creativo della maison fiorentina Alessandro Michele, che ha stregato anche Monica Bellicci con il suo stile forte e appassionato. E chissà che sul red carpet, visto questo inizio fashionista, non ne vedremo altre di queste belle sorprese di moda.

 

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Ferragamo, l’America e il ritorno. Quando Salvatore sbarcò a Firenze http://byeva.quotidiano.net/ferragamo-lamerica-ritorno-salvatore-sbarco-firenze/ http://byeva.quotidiano.net/ferragamo-lamerica-ritorno-salvatore-sbarco-firenze/#respond Mon, 15 May 2017 15:01:02 +0000 http://byeva.quotidiano.net/?p=2112 Storia, filmati e oggetti: in mostra 170 opere di grandissimo valore Indossava un abito doppiopetto gessato grigio Salvatore Ferragamo quando sul ponte del «Roma» il transatlantico che nel nel 1927 lo riportava in Italia con in tasca un capitale di 250.000 dollari, da dove era partito diciassettenne per New York viaggiando in terza classe fino al […]

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Storia, filmati e oggetti: in mostra 170 opere di grandissimo valore

Indossava un abito doppiopetto gessato grigio Salvatore Ferragamo quando sul ponte del «Roma» il transatlantico che nel nel 1927 lo riportava in Italia con in tasca un capitale di 250.000 dollari, da dove era partito diciassettenne per New York viaggiando in terza classe fino al ricongiungimento coi fratelli. Dopo dodici anni il ragazzo di Bonito aveva fatto molta strada e grazie al genio e al coraggio aveva conquistato tutti i divi di Hollywood e le sue scarpe piacevano assai. Ora poteva permettersi la cabina in prima classe e aveva comprato anche una cinepresa col la quale, arrivato a Firenze, dopo deludenti viaggi al Sud e al Nord, fece le prime riprese del centro città, documenti che arrivano un anno prima di quelli dell’Istituto Luce.

Ora quei preziosi fotogrammi, insieme a quelli della traversata sul «Roma» accompagneranno ed emozioneranno i visitatori che dal 19 maggio (fino al 2 maggio 2018) visiteranno la mostra «1927 Il Ritorno in Italia. Salvatore Ferragamo e la cultura visiva del Novecento» al Museo Salvatore Ferragamo, col progetto espositivo da un’idea di Stefania Ricci, dal 1995 direttrice del Museo stesso, e la cura di Carlo Sisi, deus ex machina di questa straordinaria esposizione e storico dell’arte eccelso che a Firenze e nel mondo non ha bisogno di presentazioni. A loro si aggiunge il contributo scientifico di Lucia Mannini e Susanna Ragionieri, e una serie di incredibili prestiti dai più importanti musei del mondo. Ma Maurizio Balò che ha curato la scenografia con Andrea De Micheli ha trasformato gli ambienti rinascimentali del Museo Ferragamo nel transatlantico dei sogni del Calzolaio delle Dive, tra scatole bianche con la scritta Italy e oblò dai quali si affacciano in ritratti struggenti dei protagonisti degli elettrizzanti Anni Venti d’Italia.

Salvatore già famoso in America era tornato perchè voleva aprire una fabbrica in Italia e dopo molte delusioni finalmente a Firenze trovò quella maestria artigiana che cercava, quella cultura manifatturiera che gli donerà subito quella fama che ancora oggi non teme uguali. «Ferragamo allora non pensava di restare per sempre a Firenze – dice Stefania Ricci – ma capì subito che era fondamentale mettersi a capo lui stesso della produzione e guidare i suoi operai che trovò molto esperti nel lavorare la pelle: Ora questa mostra vuol fare capire la grande personalità di Salvatore, la sua scelta fiorentina che si innesta nel dibattito sulla creazione di uno stile italiano di cui negli anni Venti fu protagonista con le sue creazioni che guardavano già all’anatomia del piede, per rileggere la grande storia dell’arte artigiana di Firenze che tanti collegamenti aveva con la cultura». In mostra 170 opere di grande valore. E molte scoperte, come la valigia con tutti i documenti originali e le foto messe a disposizione dalla famiglia. Salvatore era arrivato come cittadino americano, ben presto nel 1929 ridiventa italiano e residente a Firenze. In uno dei prestigiosi saggi del catalogo edito da Skira, la storica Elvira Valleri, dedicato proprio al «Ritorno in Italia», racconta l’incontro tra Ferragamo e Firenze in quel 1927 e l’apertura del primo laboratorio che raggiunse presto i 60 operai.

«Nell’Archivio storico del Comune – dice la professoressa Valleri – ho ritrovato i documenti di quel laboratorio degli esordi, era in via Mannelli al numero 57 del tempo, oggi al numero 109. Qui Salvatore ha lavorato per tre anni e mezzo». Giovedì 18 anteprima per autorità e ospiti al Museo Ferragamo nel pomeriggio, per capire davvero come e quanto Firenze ha stregato Salvatore, legando in modo assoluto e vincente lui, la moglie Wanda e i suoi figli, alla città del Giglio.

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Dior, la moda selvaggia del primitive chic http://byeva.quotidiano.net/dior-la-moda-selvaggia-del-primitive-chic/ http://byeva.quotidiano.net/dior-la-moda-selvaggia-del-primitive-chic/#respond Fri, 12 May 2017 14:53:05 +0000 http://byeva.quotidiano.net/?p=2108 Alla corte di Maria Grazia Chiuri moltissimi Vip, da Rihanna a Charlize Theron passando per gli immancabili Fedez-Ferragni Rihanna arriva allo show per la collezione Dior Cruise 2018, la prima disegnata dal direttore creativo della maison Maria Grazia Chiuri, avvolta in una pelliccia di coyote, Frida Pinto al contrario struscia sulla terra l’orlo dell’abito lungo […]

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Alla corte di Maria Grazia Chiuri moltissimi Vip, da Rihanna a Charlize Theron passando per gli immancabili Fedez-Ferragni

Rihanna arriva allo show per la collezione Dior Cruise 2018, la prima disegnata dal direttore creativo della maison Maria Grazia Chiuri, avvolta in una pelliccia di coyote, Frida Pinto al contrario struscia sulla terra l’orlo dell’abito lungo nero di tulle nude look. Charlize Theron sfodera una bellezza divina, Anjelica Huston un fascino senza età. Come sempre abbracciati e ammaliati l’uno dall’altra Fedez e Chiara Ferragni con l’amica Anna Dello Russo, giornalista fashion tra le più intelligenti e eccentriche con in testa una corona di piume da capo indiano tempestata di cristalli firmata Sacai.

Siamo nella Upper Las Virgenes Canyon Open Space Reserve a pochi chilometri da Los Angeles, in una riserva naturale dove osano le aquile e dove alla fine del defilè si alzano nella notte droni e due mongolfiere di luce che esaltano il fascino delle otto grandi tende che hanno accolto al calar del sole i 750 ospiti di Dior arrivati da tutto il mondo in California per questo debutto di Maria Grazia Chiuri per la collezione Cruise, da dieci mesi alla guida degli atelier parigini e al timone stilistico di una corazzata del lusso come questa.

Ottantatre modelle per altrettante mises, che sfilano intorno alle tende di juta e calpestano la terra nuda in stivali o ciabattine di piume. Chiuri ha ripensato il mondo delle caverne, ritornando idealmente  all’origine della donna. Per ritrovare una femminilità selvaggia, antica, ancestrale, magica. Per ricominciare ritornando ai miti della fertilità primitiva, all’infanzia dell’umanità, al silenzio del deserto, alla natura padrona e amica. Maria Grazia Chiuri, partendo da questi miti ancestrali, ha creato per set un accampamento  primitivo-chic. Alla fine dello show, tra champagne del gruppo LVMH e miniamburger da ranch, performance di Solange Knowels, la sorella di Beyoncé,

“Dior Sauvage” è l’enorme scritta che campeggia su una delle colline della riserva, e questo è il solo cenno hollywoodiano di un evento già memorabile nella storia della moda e della maison Dior che quest’anno festeggia 70 anni di fama e di gloria stilistica e ricomincia da Los Angeles dove Monsieur Christian arrivò già nel 1947, l’anno del New Look, commosso dalla bellezza della California, “vero paradiso terrestre”, per poi tornarci a sfilare nel 1957. Qui è tornata Maria Grazia Chiuri, prima donna direttore creativo della maison, che in soli dieci mesi dall’arrivo ha portato “grazia, determinazione e successo” come dice il presidente e ad di Dior Sidney Toledano, perchè nei primi tre mesi di quest’anno le vendite nei monobrand del mondo sono aumentate del +19%, “conquistando clienti nuove e non perdendo le vecchie”.

Maria Grazia ha portato al brand un “colpo di giovinezza”, dice con orgoglio Toledano dopo lo show sensazionale per la collezione dedicata all’arte primitiva, ai graffiti e alle pitture della grotta di Lascaux, al fascino delle donne sciamane di oggi che vogliono “autodefinirsi” come spiega Chiuri che ha letto con passione e meraviglia “Il risveglio della dea” di Vicki Noble e “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estés che inneggiano allo spirito selvaggio delle donne, quasi un femminismo al primitivo.

“Non ho pensato ai red carpet o ad Hollywood quando ho deciso di presentare la mia prima collezione Cruise qui a Los Angeles – racconta Maria Grazia Chiuri – ma all’altro aspetto di questi luoghi, quello selvaggio, di cui nessuno parla mai, dove si può essere in contatto completo con la natura. Poi a New York ho visto la mostra su Georgia O’Keeffe, figura ieratica d’artista che mi ha molto colpita, è lei la sciamana contemporanea. In archivio ho trovato la collezione Dior del 1951 già con gli stampati degli animali primitivi ed eccoci qua a lavorare sull’heritage e sulle donne di oggi”. Che per Maria Grazia adesso non debbono più permettere a nessuno di definirle, di camuffarne il loro lato naturale. E questo anche nella moda “che deve tornare a dialogare con le donne, per poter scegliere da sole il proprio stile. ” Noi come designer dobbiamo capire come traghettare i grandi brand verso il nuovo mondo”.

Lei, Maria Grazia Chiuri, ritorna alle origini della specie umana e stampa sulle gonne svasate che si fermano al polpaccio gli animali preistorici della grotta di Lascaux, definita “la Cappella Sistina del Paleolitico” che risale a 17500 anni fa, ricama sugli abiti da ballo i tarocchi disegnati in esclusiva per lei da Vicki Noble perpetuando rituali cari a Monsieur Christian, intaglia le pellecce con i graffiti rupestri, borda di frange ponchos e giacche di pelle, mette in testa alle modelle i cappelli della O’Keeffe e le veste di rosso come Diana Vreeland, l’arcobaleno indiano e i fiori del deserto sulla maglieria.

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